Aldo Federico - Scritti

 
   

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Brevi saggi di Aldo Federico pubblicati sulla rivista "Pan" - 1988-1989
 

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PAN - Quindicinale di informazione culturale - Anno II n° 24

Isabella di Morra

"Io d'amor m'infiammo e ardo...
Quando beata fu chi le sue tenere
membra a Dio consacrò, sacrate
a Venere"

Isabella di M.

Amore come sofferenza e sofferenza come morte: equazioni indelebili stipate nei vorticosi meandri della psiche, generata sovente per scolorire in solitarie distruzioni.

L'azione di Eros coniugata all'arte fu per Isabella di Morra, poetessa rinascimentale, triste zavorra per una repentina discesa in un mondo visionario che la preparò all'incontro con l'oltretomba. Separata dal mondo esterno dai suoi fratelli che le impedirono la pienezza giovanile dell'amore per un nobile gentiluomo spagnolo, anch'egli poeta, Isabella con ferreo intelletto si legò al soffio della fantasia.

Laggiù, nel respiro tedioso di un solitario maniero, la giovane fu sottratta alla primavera dei sensi e costretta a nozze con la morte. Ma se il giorno non porta i colori della strada e l'amore è consacrato ad altre labbra, la pena cavalca l'etero pulsare della sconfitta avvinghiata alla fantasia. Interrotto e disprezzato, l'amore si ripiega penetrando l'occulto; e come un duro sogno abita le visioni che stemperano l'equilibrio.

Incapace ormai di vedere la realtà con gli occhi fisici del volto, Isabella comincia ad acquistare una seconda vista. Ma nel nuovo sentiero germogliano insidie, esso è popolato di deformanti specchi magici che oltre a trasformare la realtà le amplificano in ossessivi doppi. Ogni cosa rimanda a se stessa e ai suoi doppi.

Un'ossessione visiva che perpetua la moria delle cose vere per essere sedotta dal "Fuoco della seconda vista".

E in questa seduzione la giovane è senza corpo e senza desiderio.

Le visioni assumono quindi un contenuto mistico, ma con una struttura di base a livello isterico-sonnambolico. La dissociazione che ne consegue apre alla "Magia del Doppio". Ed è nel doppio la vera chiave magica del destino di un essere offertosi al lattice brumoso dell'occulto. Le viscere bruciano e bramano nuove sponde per fagocitare, con concentrazioni pestilenziali la nuova rugiada nuziale. E nel doppio Isabella vede la madre che rappresenta la rivale, ma anche la causa della sua sofferenza, l'evidente stato di evirazione, l'incapacità a soddisfare la propria sessualità.

E nella madre vede la morte che spalanca alla vita e viceversa. Ma a colui che, fiero o stanco di allietare giorni senza volto, riesce a frugare nel mistero, che scivola sghignazzando nella mente attraversata in fretta come una piazza vuota, non rimane che vivere la persecuzione con gli occhi dell'occulto e attraverso il martirio, espellere la paura che, simile a un fantasma, uccide la funzione della magia.

E fu così che Isabella, sfidando l'ingrata sorte, fu uccisa dai suoi fratelli e consegnata alla grande Signora Nera che con falce e clessidra sugellò l'ardente desiderio di Isabella che ambiva ad essere cosa inanimata, nell'attimo senza tempo e senza spazio.

Aldo Federico

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PAN - Quindicinale di informazione culturale - Anno II n° 23

Cornelio Agrippa

"Quando le passioni dell'anima
provengono da un'apprensione
sensuale, esse sono governate
dall'immaginazione o fantasia"

C. Agrippa

È raro che uno spirito libero non sperimenti sulla propria pelle l'azione violenta di strali velenosi, scagliati dall'ottusità di un sentire vampirizzato dall'abitudine a non vedere oltre.

Cornelio Agrippa fu uno dei tanti sfortunati personaggi che, nella storia degli uomini, costituì una precisa destinazione per i dardi pungenti del clero e del pensiero benpensante.

Era l'anno 1509, quando Agrippa fu costretto a fuggire a Londra dopo essere stato minacciato dal clero per aver esposto in una università francese il pensiero di un mistico tedesco già tacciato d'eresia. La sua vita fu costellata di lotte e di rari momenti di soddisfazione generati dall'ammirazione di alcuni potenti, incuriositi dalle sue pratiche magiche.

Quando un conte, suo amico, gli confidò il proprio dolore per la scomparsa dell'amata consorte, Cornelio Agrippa, che affermava di conoscere il segreto dello "Specchio di Pitagora" evocò la figura della donna facendola apparire in uno specchio incantato.

E se un ben nutrito gruppo di nobili faceva a gara per rendersi amico il perseguitato mago, altrettanti superstiziosi e patetici gruppi di persone si coalizzavano nel tentativo di incenerire la seducente figura dell'illustre pensatore.

Si racconta che ovunque andasse, nei viaggi, negli alberghi, Agrippa pagasse i servizi con denaro apparentemente buono, ma che si rilevava, dopo la sua partenza, un'ammasso di scaglie di corno e schegge di legno. Un giorno fece dono a uno sfortunato personaggio di una cesta colma di scudi d'oro e quando l'ebbe salutato per ripartire si scoprì che la cesta abbondava di sterco di cavallo. Agrippa era costantemente in contatto con i demoni tanto che per consigliere aveva un diavolo che con le sembianze di un cane nero lo seguiva ovunque. Le leggende su Agrippa erano tante che qualcuno pensava che il mago non fosse mai morto.

Anche Cyrano de Bergerac narra di avere incontrato il "nostro" e di averlo trovato in ottima forma grazie all'elisir composto da una pozione di oro liquido che Agrippa consumava un pizzico ogni vent'anni. E a proposito di vent'anni, piace ora ricordare che il primo trattato il "De Occulta Philosophia" Agrippa lo scrisse proprio all'età di vent'anni. L'opera, stabilisce la possibilità di trasmutare l'anima ch'è caduca in un'unità stabile e fissa attraverso il conseguimento della potenza magica che permette di risalire fino al vertice al punto da sedere accanto all'Archetipo; in sintesi, la possibilità di passare dallo stato umano allo stato divino. Ma per conseguire la purificazione dell'animo occorre che lo spirito si purghi attraverso purezza, l'astinenza, la penitenza e l'elemosina senza tuttavia fare riferimento a nessuna religione che abbia queste prerogative, bensì ad una carica profonda di religiosità che stimoli il praticante e che per analogia potrebbe essere paragonata alla pietà e alla virtù che guidarono l'eroe virgiliano (Enea), a trascendere il mondo e la storia.

Elevandosi sino all'intelletto puro si potrà, secondo Agrippa, realizzare la dignificazione dell'uomo, conquistando l'immortalità.

Aldo Federico

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PAN - Quindicinale di informazione culturale - Anno II n° 22

Edward Sellon

Chissà perchè gli spiriti inquieti amano votarsi all'esasperazione e all'ostilità rivolta verso se stessi, anziché mitigare i propri nervosi istinti mediante discipline e rituali atti a sedurre la gioia di vivere. Evidentemente la loro prorompente vitalità non sopporta lo stillicidio moribondo, insufficiente a soddisfare i bizzarri stimoli organizzati per avvolgere di fascinosa provocazione il narcotico pulsare della vita.

Ed è in questo orientamento che piace ricordare un personaggio a cui il fato aveva serbato una plateale teatralità esistenziale, ma anche, purtroppo, un traguardo misteriosamente doloroso.

Edward Sellon, avventuriero, seduttore, maestro di scherma, mago e pornografo, impiegò il proprio tempo nell'approfondire i vari aspetti della vita religiosa e sociale, nonché a corteggiare e sedurre donne stanche del tepore coniugale.

Un seduttore non può né deve lavorare e Sellon sposò, per non impigrirsi nell'umiltà di un mestiere, una giovane e ricca creatura. Visse un periodo di straordinaria serenità intellettuale senza lo spettro della fatica fisica. Ma la gioia arriva sempre a raffiche: i suoi dardi possono anche far male e fu così che Sellon, per via delle sue teorie sulla sessualità, fu abbandonato dalla moglie. Egli conosceva e sperimentava i rituali tantrici. Il suo credo era materialistico nonostante partecipasse a cerimonie dal profondo significato filosofico. L'adorazione propiziata dal sesso può, secondo Sellon, subordinare gli spiriti impuri alla volontà di chi s'immerge nel rito. L'adepto deve stazionare  in un cimitero o in un altro luogo ove si bruciano corpi allo scoccare della mezzanotte, e seduto sopra un cadavere deve compiere il rituale. Ma è importante ch'egli non si disgusti altrimenti i demoni non saranno schiavi della sua volontà. Per Sellon la danza costituisce una essenzialità in molte cerimonie, non a caso si trovano danzatrici nei templi egizi e nei templi ebraici. Le fanciulle vengono condotte e iniziate a divenire le amanti dei sacerdoti ed è loro compito cedere ai desideri di chiunque per meglio incrementare le dotazioni del tempio. Sellon trasmise i suoi insegnamenti a pochi intimi e fra questi un famoso massone di nome Hargrave Jennings che contribuì, in seguito, a diffondere quel seme i cui frutti avrebbero stimolato la ricerca della magia sessuale praticata da Crowley. Chissà, forse Sellon invitò la sua giovane moglie alla cerimonia in onore di Shakti (la potenza) ove una donna bella e giovane avrebbe rappresentata la dea e un gruppo di fedeli d'ambo i sessi le avrebbero donato carne e vino da distribuire in seguito tra i presenti pronti a generare un'orgia. La signora Sellon certamente non conosceva ancora i successivi lambiccamenti del suo strano marito per cui preferì ritornare ad essere "la lady che sperò".

Il povero Edward cominciò a riassaporare l'incertezza della vita e privo di mezzi, fece appello alle sue ingegnose idee. Trovò lavoro come postiglione sulla diligenza che tediosamente portava da Londra a Cambridge e viceversa. Più tardi lo si vide maestro di scherma in una palestra per nobili e ancora come creatore di romanzi lascivi al servizio della più importante agenzia britannica produttrice di libri e riviste oscene. Infine l'ultima sua attività fu quella di "Compagno di viaggio" per giovani benestanti desiderosi di conoscere il mondo sotto la guida di un esperto. L'occupazione, oltre ad essere redditizia, permise a Sellon di rinverdire le esperienze passate giacché oltre al compito di cicerone Sellon aveva anche quello di trovare, per i suoi pruriginosi clienti, stimolanti compagnie femminili.

Era l'anno 1866, Sellon accompagna un giovane alla scoperta dei piaceri clandestini che incensano la vita, e non si sa perché in una stanza d'albergo a Piccadilly si spara un colpo di rivoltella alla testa.

Aldo Federico

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PAN - Quindicinale di informazione culturale - Anno II n° 21

Montague Summers

"Mi piacciono i vecchi libri,
le vecchie porcellane,
le vecchie case, il rispetto..."

M. Summers

Nel pomo d'ebano del suo bastone da passeggio erano raffigurati Leda e il Cigno in posa indecente; licenzioso e ricercato il suo linguaggio generava curiosità e risistenze nella morale vittoriana già protagonista per la tenace lotta che ambisce sempre a mortificare, col suo ostinato incedere, la purezza dei momenti nati per impreziosire l'animo, Summers si presentava stravagante e aromatizzato dai fumi dell'incenso e delle essenze che amava bruciare nel blanfo alveolo del suo estetizzante sentire.

Personaggio esente da banali polemiche quindi se non fosse che il nostro era un ecclesiastico incallito investito sia dalla fede dello spettro, vivamente presente, dei riti satanici.

Montie, così si faceva chiamare dagli intimi, era nato da una ricca famiglia anglicana il 10 aprile 1880 a Clifton, Bristol. Visse un'infanzia agiata assaporando nella vasta biblioteca di famiglia i primi eccentrici brividi leggendo romanzi gotici e sperimentando la propria indole teatrale rappresentando drammi dimenticati, ma saturi di violate armonie esistenziali.

Allo scorrazzare in giardino e alla compagnia dei coetanei rincoglioniti dalle carezze materne preferì la solitaria stesura di saggi e racconti, purtroppo andati perduti. E forse a questo periodo risale la sua forte attrazione per il cattolicesimo alimentata sicuramente da una vacanza in Italia. Fermamente convinto, così pare, della propria vocazione spirituale, Montie si prodigò per concretizzare tale aspirazione e nel 1908 fu nominato diacono dal vescovo di Bristol. Intanto qualcuno seminava allusioni sostenendo che i luoghi dove passava Summers rimanessero infestati. Avvenivano strani fenomeni come apparizioni e rumori inconsueti. Una raccolta di versi sensuali e decadenti insospettì la morale vigente e quando Montie fu nominato vice vicario accadde qualcosa che scandalizzò tutta Bristol. Oltre agli interessi occulti Summers praticava anche interessi sessuali particolari. Fu accusato di pederastia dopo aver coinvolto, per sua sfortuna, o per suo sommo diletto, un altro prete.

Assolto, dovette tempestivamente abbandonare Bristol e questo fu per il nostro un sollievo giacché il vicariato era infestato di spiriti e pratiche magiche. Più tardi abbraccerà la fede cattolica-romana anche perché, a suo dire, il vero potere spirituale era prerogativa soltanto della Chiesa di Roma.

Ma in verità i motivi erano altri: Summers poteva tranquillamente affilare le sue doti medianiche, confortato dall'insospettabile ruolo nella chiesa. Tuttavia mancano prove che attestino la riconoscenza talare. Summers non prese mai i voti, ma continuò a professarsi prete, celebrando messe e per non perdere l'abitudine riti stregonici. Si racconta che Aleister Crowley, accerrimo nemico di Summers, abbia trasformato il nostro reverendo in giraffa per un breve tempo e, Dennis Wheatley descrive il suo incontro con Summers dicendo che rimase turbato alla vista di numerosi e grossi ragni neri sul soffitto della sua camera da letto, mentre la moglie era rimasta impressionata dal più grande rospo che avesse mai visto nel giardino del reverendo (forse Summers si era vendicato di Crowley). Summers pubblicò molte opere, e tra un libro e l'altro rimediò sempre a cacciarsi nei guai. E' merito di Summers aver scoperto, con 50 anni di anticipo sulla critica ufficiale, il nome di Vernon Lee. La salute cagionevole e gli avvenimenti bellici della II guerra mondiale non furono un argine al suo prolifico e prorompente pensiero tanto che portò a termine un gruppo di opere e l'interessante autobiografia: "The Galanty Show".

Il 10 agosto 1948 viene seppellito nel cimitero di Richmond. Gli inquilini che occupano in seguito la sua casa sono turbati, si sentono oppressi, sono in preda a strani fenomeni.

Summers starà ancora scrivendo a lume di candela battendo con rapidi gesti di felicità il suo inseparabile bastone da passeggio.

Aldo Federico

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PAN - Quindicinale di informazione culturale - Anno II n° 19

Dion Fortune

"Il sapere occulto non è terreno
riservato solo ai grandi ingegni,
ma tutti ne possono godere se lo
sviluppo spirituale e la maturità
lo consentano"

D. Fortune

Il sangue che le scorreva nelle vene deputate a irrorare un corpo atletico e possente era norvegese. Volitiva e intelligente, la sua natura fluttuava tra la ricerca psicanalitica e la seduzione esercitata dalla magia. Dion Fortune, pseudonimo di Violet Mary Firth, fu dotata di una interessante inclinazione all'occultismo, e ben presto sperimentò le abissali profondità di quel movimento sotterraneo ancora per molti sconosciuto. Aveva circa vent'anni quando costretta a un lavoro alienante divenne bersaglio di pratiche occulte. Obbligata dalla datrice di lavoro a compiere atti che sminuivano la personalità, Dion Fortune fu ridotta, attraverso pratiche di magia nera, a tre anni di totale annientamento psicologico. La signora Warden, questo il nome della direttrice, era una donna dotata di forti capacità medianiche, e non indugiava molto a manipolare i suoi dipendenti mediante tecniche orientali oscillanti tra l'ipnosi e la magia nera. E fu proprio in occasione di questa disavventura che Violet fece appello alla sua tenace volontà. Cominciò a stabilire un filo conduttore tra i disturbi nervosi e gli stati di possente prostrazione sino a studiarne i fenomeni in chiave psicanalitica. Alcuni anni dopo inizia a frequentare i corsi di psicologia e psicanalisi all'università di Londra divenendo infine psicoterapeuta alla East London Clinic. Intanto scriveva i famosi saggi che l'avrebbero immortalata nel granitico tempio della cultura occulta. Insoddisfatta dei limiti ove spaziavano le teorie di Freud e Jung, Violet coltivò l'idea di entrare nella famosa società della "Golden Dawn". L'occasione arrivò nel 1919; Violet Mary Firth riceve il suo nome magico Deo Non Fortune che, semplificato, diverrà il suo pseudonimo. Fu così che intuì e toccò con mano la superficialità della psicoanalisi a spiegare certi fenomeni esperiti dall'uomo. La nuova dimensione dilatava il suo respiro occulto e la convinzione d'essere a un passo dalla verità si radicava sempre più. Ma il destino le serbò ancora un duro colpo. La signora Mathers, vedova del famoso occultista Brodie Innes, che capeggiava dopo la morte del marito la sezione "Alpha et Omega" della "Golden Dawn", sfidò in un mitico duello magico Dion Fortune che, tastando la statura magica della rivale, abbandonò tempestivamente la gloriosa scuola.

Dedicatasi al potenziamento della propria creatura diede corpo a dei racconti, romanzi e saggi in cui la magia era il tema principale. E a differenza di altre fonti di informazione, l'elaborazione verbale della nostra si presentava esente da astruserie stilistiche e altisonanti estetismi letterari. La Fortune espose in forma colloquiale e semplice la materia interessata trasformandola in nettare da somministrare a tutti. Tuttavia molti aspetti antitetici caratterizzarono la personalità della Fortune. Da una parte l'eloquente scrittrice tesa a divulgare ai suoi lettori la via dell'occulto, dall'altra la spasmodica ricerca e pratica di riti stregonici. Fedele ammiratrice del più sulfureo e divino Crowley, la Fortune valorizzò con tenace reiterazione l'uso dei simboli tattwa e sub-tattwa tanto cari alla "Grande Bestia" - Crowley -, per stimolare l'autoipnosi e l'impiego del sesso magico. Ma i numerosi esperimenti, che piace ricordare per l'analogia con un altro grande spirito occulto, Austin Spare, furono forse la causa della sua prematura scomparsa.

All'età di cinquantacinque anni, Dion Fortune cessò di vivere in circostanze misteriose.

Aldo Federico

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PAN - Quindicinale di informazione culturale - Anno II n° 18

Austin Spare

"Io sono Dio e ogni altra
divinità come immagine di Dio.
Ho dato nascita a me stesso...
sussisto oltre qualsiasi legge"

A. Spare

Sarà stato sicuramente un potente acquazzone ad annunziare a Londra il 30 dicembre 1886 la nascita di Austin Osman Spare. I gatti e i barboni sbattevano esausti contro i muri inzuppati d'urina ricordando l'immagine futura che avrebbe suggellato la fine di una storia assolutamente non comune.

Occultista e disegnatore eccellente, Spare conobbe agli inizi della sua carriera la serenità derivata dall'incoraggiamento della critica che non tardò a paragonarlo a Dürer.

Ma quando ogni accadimento ha origini magiche allora il sentiero si biforca. Relegato nei labirinti della degradazione fisica, per via delle sue teorie sulla sessualità e per l'impiego di riti magici. Austin Spare vide svanire ogni speranza di successo. Inasprito dall'ostracismo dei critici pubblicò un breve monologo diabolico "The Anathema of Zos", libello polemico che gli attirò le antipatie anche dei pochi amici che aveva. Spare sostenne che attraverso la liberazione delle energie sepolte nel subconscio si potessero realizzare i desideri e che la chiave per aprire la dimensione che li conteneva fosse un sigillo coerentemente coniato e quindi reso attivo tramite l'atto sessuale. Giacché "L'alfabeto dei desideri", così egli chiamava la forza capace di aggirare la barriera della mente conscia per penetrare nelle profondità abissali del subconscio, altro non è che un sistema magico di sigilli che fornisce uno strumento per controllare i sogni e raggiungere energie inutilizzate. E' di dominio comune che nella tradizione tantrica la forza sessuale viene attivata e incanalata per sfociare in luoghi non procreativi al fine di conseguire stati di coscienza stabili oltre la barriera spazio-tempo. Oggi, pratiche del genere in Occidente sono impiegate da scuole alchemiche e da congreghe di streghe che evocano l'eros per fini egoistici. Ecco come si dispiega il pensiero Spareano di "Nuova sessualità". Il sesso come fine a sé stesso. Il mito di Narciso esasperato dal passo di Spare nel libro "The Focus of life": "Io sono internamente sesso". Il desiderio carnale rivolto e consumato con creature repellenti: vecchie, nane, ermafroditi, fu una prerogativa sessuale di Spare. Nella comunione della mente con il desiderio germoglia una copula fredda, indifferente, piena soltanto dell'amore di sé. Secondo l'etica cristiana che vede l'amore indirizzato verso il prossimo, la passione verso sé stessi rappresenta una violenta trasgressione alle parole di Dio; ecco perchè Austin Spare (Fratello Nero), a causa del suo culto dell'amore di sé fu destinato a condurre quasi tutta la sua esistenza nei bassifondi di Londra accompagnandosi con prostitute, gatti e barboni, ma per Spare, credo, che un luogo valga l'altro, giacché egli sussiste oltre qualsiasi legge.

Aldo Federico

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